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Adolescenti: così tristi da farsi del male.
Vittime dello stress e di una solitudine sociale che nessuno cura si provocano ferite da taglio, causano incidenti stradali con i loro motorini con una frequenza anomala, abusano di alcool e farmaci, spesso prendendoli negli armadietti delle medicine in casa. Stanno male e non sanno esprimere il loro disagio.
Questi dati sono stati rilevati da un’indagine durata due anni ad opera della Neuropsichiatria infantile del Burlo Garofalo di Trieste.
Lavoro che ha portato ad analizzare 50 mila cartelle cliniche del Pronto soccorso di tutta la regione Friuli Venezia Giulia e 1.100 questionari con 100 domande compilati dai ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori.
È la solitudine e l’incapacità di rispondere allo stress e di sintonizzarsi con il mondo esterno a causare questa infelicità, spesso non riconosciuta nemmeno dai medici del Pronto soccorso.
Le cause analizzate dal direttore scientifico del Burlo, Giorgio Tamburlini, indicano che in futuro questi problemi saranno un’emergenza: cause genetiche e biologiche, di giusta cura affettiva del neonato e bimbo piccolo, sociali ed economiche.
Interessante anche l’analisi dell’ordinario di Psicopatologia dinamica dello sviluppo all’Università di Padova, Maria Grazia Fava Vizziello, che ha descritto i bambini problematici come “mutanti”: “non si interessano della scuola, la famiglia non riesce ad influire, non parlano più con i compagni ma comunicano con i messaggini, parlano sulle chat ma non sanno ripetere un discorso che resta estraneo al loro cuore, a sei anni sanno tanti giochini al computer ma sono incapaci di allacciarsi le scarpe, manca il contatto fisico con i genitori, parenti, oggetti cari e costanti, l’aiuto a elaborare lutti, segreti di famiglia, violenze, c’è eccessiva spinta al successo, e in modo molto tragico i piccoli sono privati dai genitori di una prospettiva sul futuro”.
Dire “fai quello che vuoi, ti do tutto quello che desideri” significa rompere una relazione educativa e produrre persone disperse a se stesse e nei confronti del mondo esterno.
Questa indagine porterà un’azione diretta sulle scuole in collaborazione con le Aziende sanitarie affinché sappiano meglio capire e risolvere il malessere “autolesionista” delle giovani generazioni.
Tratto da “IlPiccolo” di Trieste
Nella valle dei suicidi
Sì, da quel ponte la gente si butta giù. Lo confermano tutti con discrezione, con un’ombra di mestizia nello sguardo. Il ponte varca il torrente Valfontana vicino a Castionetto, sotto rocce e acqua gelida. Un ragazzo del paese, più o meno 2000 anime, campi e bestiame, ricorda ancora il giorno di qualche anno fa quando una ragazzina andò lì in bicicletta e si lanciò nel vuoto, forse per paura di una brutta pagella. Altre volte sono stati amori andati male, magagne del lavoro, o l’insopportabile banalità della vita quotidiana a spingere gente qualunque, d’ogni età, a togliersi la vita………continua
Quando devi lottare e faticare per ottenere qualcosa quello che ottieni ti gratifica e ti riempie la vita, donandoti esperienza e autostima. Quando tutto è facile ed acquisito ad un certo punto ti domandi qual’è lo scopo della tua vita. La noia, il senso di inutilità ti pervade e il vuoto che hai coltivato può aprire la porta alla depressione. Dedicare sempre meno tempo ai rapporti personali perchè devi occuparlo per amministrare quelli materiali, la paura di perdere il benessere economico e le sue effimere comodità ti porta ad essere sempre più solo e a considerarti inutile. I soldi fanno la felicità quando permettono di vivere decorosamente senza la preoccupazione di arrivare alla fine mese. Tutta la ricchezza in più crea problemi, ansia e la preoccupazione di perderla. Cioè stress.



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