Risultati insoddisfacenti alla conferenza sul clima di Copenhagen


Questi dati sono stati rilevati da un’indagine durata due anni ad opera della Neuropsichiatria infantile del Burlo Garofalo di Trieste.
Lavoro che ha portato ad analizzare 50 mila cartelle cliniche del Pronto soccorso di tutta la regione Friuli Venezia Giulia e 1.100 questionari con 100 domande compilati dai ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori.
È la solitudine e l’incapacità di rispondere allo stress e di sintonizzarsi con il mondo esterno a causare questa infelicità, spesso non riconosciuta nemmeno dai medici del Pronto soccorso.
Le cause analizzate dal direttore scientifico del Burlo, Giorgio Tamburlini, indicano che in futuro questi problemi saranno un’emergenza: cause genetiche e biologiche, di giusta cura affettiva del neonato e bimbo piccolo, sociali ed economiche.
Interessante anche l’analisi dell’ordinario di Psicopatologia dinamica dello sviluppo all’Università di Padova, Maria Grazia Fava Vizziello, che ha descritto i bambini problematici come “mutanti”: “non si interessano della scuola, la famiglia non riesce ad influire, non parlano più con i compagni ma comunicano con i messaggini, parlano sulle chat ma non sanno ripetere un discorso che resta estraneo al loro cuore, a sei anni sanno tanti giochini al computer ma sono incapaci di allacciarsi le scarpe, manca il contatto fisico con i genitori, parenti, oggetti cari e costanti, l’aiuto a elaborare lutti, segreti di famiglia, violenze, c’è eccessiva spinta al successo, e in modo molto tragico i piccoli sono privati dai genitori di una prospettiva sul futuro”.
Dire “fai quello che vuoi, ti do tutto quello che desideri” significa rompere una relazione educativa e produrre persone disperse a se stesse e nei confronti del mondo esterno.
Questa indagine porterà un’azione diretta sulle scuole in collaborazione con le Aziende sanitarie affinché sappiano meglio capire e risolvere il malessere “autolesionista” delle giovani generazioni.
Tratto da “IlPiccolo” di Trieste
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