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Di chi è la colpa dell’aggressione a Berlusconi?

Del mancato intervento del sistema di sicurezza.

Berlusconi ha centinaia di guardie del corpo, viaggia su un’automobile con vetro antiproiettile circondata da un corteo di SUV e Volkswagen blindate e in mezzo alla folla un gruppo di quattro guardie del corpo gli forma un anello compatto intorno, che è poi rafforzato da altri sei agenti di sicurezza.

Gli uomini della scorta ieri, come fanno di solito, erano posizionati in cerchio attorno al premier per fargli da scudo, ma sono rimasti sempre di schiena rispetto alla gente che si accalcava sulle transenne.
Questa posizione, naturalmente, impedisce di controllare cosa accade nelle immediate vicinanze e di reagire in modo efficace a un eventuale pericolo.

Dopo che Berlusconi è stato colpito, invece di allontanarsi velocemente dal luogo dell’aggressione, i responsabili della sicurezza gli hanno permesso di uscire dalla macchina, allo scoperto, ed esporsi una seconda volta, ancora senza sapere se l’attacco era stato sferrato da un gruppo terroristico organizzato o da un singolo squilibrato.

Nell’approssimazione del sistema di sicurezza si devono cercare i responsabili.
È prevedibile e scontato che una persona come Berlusconi, che riveste un ruolo così delicato, possa avere molti nemici.

Se è ancora vivo può ringraziare la fortuna che ad aggredirlo sia stato un semplice disgraziato psicolabile, uno dei tanti, uno di quelli che potremmo incontrare anche noi in qualsiasi occasione e non un “professionista”.

Tutto il resto, quello che leggo e sento in queste ore, è solo propaganda, opportunismo, violenza verbale, vittimismo, furbizia, disonestà.

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