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Come dire le cose

L’avaro del paese cadde nelle acque del lago.
“Aiuto! Aiuto! Non so nuota re”, gridava a squarciagola annaspando nell’acqua.
I paesani accorsero a salvarlo.
Uno gli urlò: “Dammi il braccio, che ti tiro fuori!”.
Un altro gridò: “Dammi la mano, che ti salvo!”.
Un altro gridò: “Dammi il dito, che ti afferro!”.
Ma l’avaro non dava proprio un bel nulla: né braccio, né mano, ne dito. E veniva sempre più inghiottito dalle acque.
Allora un altro gli disse: “Prendi la mia mano, che ti porto in salvo”.
Immediatamente l’avaro afferrò la mano dell’uomo.
E così fu salvato.

Il saggio parla secondo la capacità di comprensione dell’uomo che vuole portare in salvo“.

dal libro “La Via dell’Umorismo, 101 burle spirituali”
di Gianluca Magi – Panozzo Editore

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